| Descrizione
del prodotto
Il progetto Tatawelo è nato dalla cooperazione tra la centrale di commercio equo Commercio Alternativo e una rete di botteghe del mondo e associazioni italiane.
Scopo del progetto è rendere autonome le comunità di produttori. L'acquisto del caffè ad un prezzo equo è infatti uno strumento per mettere le comunità dei produttori in grado di arrivare
- alla riduzione della dipendenza dalla monocultura del caffè tramite la diversificazione dell'economia delle comunità
- alla messa in rete delle comunità per costruire una rete di economia solidale e autonoma e avviare un mercato locale intracomunitario
Ulteriori obiettivi del progetto sono lavorare per l'aumento del prezzo del caffè sul mercato internazionale e sensibilizzare sulla lotta per il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni in tutta l'America Latina
magari mettiamo un testo breve e poi rimandiamo al sito http://www.tatawelo.it
I produttori
La lotta per l'autonomia delle popolazioni indigene
Questo caffè viene prodotto da comunità indigene di etnia tzotzil/tzeltal dalla Cooperativa " Yochin Tayel Kinal" (Entrando en la Tierra), dello stato del Chiapas in Messico e da comunità Quichè dell'associazione ASIPOI della regione del Ixpan in Guatemala
Il caffè viene di solito venduto ad intermediari, chiamati " coyotes", che lo comprano a un prezzo bassissimo (0,50€ al chilo circa). L'incontro con il commercio equo permette a queste comunità di poter vendere il caffè al prezzo di € 2,50 al kilo, un prezzo molto più alto di quello corrisposto loro dai coyotes
Il caffè viene coltivato nei cafetal ad un'altitudine di circa 1000 m., è stato chiamato Tatawelo , che significa, in tzotzil, "nonno, avo antico". Questo perché i campesinos pensano che il modo di coltivare tutti i prodotti della terra sia stata tramandato dagli avi più antichi, e sia perciò parte integrante della loro cultura. Tutti i prodotti agricoli, quinid, sono coltivati nel rispetto di quella che considerano come la madre terra, la pachamama,
Le terre, dove vivono i popoli indigeni nel Centro America sono ricche di risorse naturali e biodiversità, che viene protetta soprattutto grazie a quel rapporto particolare basato su un rispetto quasi materno che le popolazioni indigene hanno verso la natura.
Le imprese multinazionali e i governi nazionali vogliono controllare e appropriarsi di queste risorse e per questo motivo con l'aiuto dell'esercito e dei paramilitari hanno intrapreso da tempo una guerra non sempre dichiarata contro le popolazioni indigene, che vivono in quelle terre. Guerre che hanno provocato migliaia di morti e rifugiati.
Le popolazioni indigene hanno sempre lottato contro la dominazione occidentale fin dai tempi della conquista, per la libertà, la dignità e il riconoscimento di se stessi come persone alla pari degli occidentali.
In Guatemala la guerra civile, condotta in modo principale contro le popolazioni indigene di etnia Maya, ha provocato più di 200.000 morti, creando laceranti divisioni all'interno delle stesse comunità.
In Messico il 1° gennaio 1994 gli indigeni legati all'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) uscirono dalla nebbia delle montagne e della storia per gridare "ya basta" alle violazioni e alle violenze perpetrate sulla loro pelle da oltre 500 anni, per ribadire il loro diritto a possedere e coltivare la terra alla quale appartengono e per il riconoscimento e il rispetto della loro cultura e identità.
Le comunità indigene zapatiste si sono riorganizzate in Caracoles, che in Italiano significa Chiocciole.
I Caracoles sono un elemento centrale nella simbologia Maya, che sottolinea la continuità tra l'esterno e l'interno, nel processo di continuo apprendimento che avviene nel rispetto delle proprie tradizioni.
Nella nuova prospettiva politica proposta dall'EZLN esse sono pensate come un modello di organizzazione politica centrato sul concetto di autonomia e sono governate da organismi civili, le giunte del buon governo .
I Caracoles sono stati pensati dall'EZLN, con lo scopo di costruire dei sistemi di autogoverno civile per le comunità locali, con l'idea di proporre un definitivo passo in avanti nella lotta dei popoli indigeni per l'affermazione dei loro diritti.
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