Verona, 25 novembre 2005

Purtroppo è vero, il 6 ottobre 2005 in Inghilterra, Nestlè ha ottenuto il marchio Fair Trade dalla Fair Trade Foundation sull’etichetta NESCAFE’ Partners’ Blend (caffè istantaneo). Alcune testate, come il Financial Times, titolano già: “Nestlè diventa leader nel commercio equo”… Tutto ciò ha scatenato una reazione immediata in tutte le associazioni di Commercio Equo e Solidale del mondo… quelle vere!
Ecco come l’AGICES (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo Solidale) pone in evidenza la propria contrarietà all’accaduto: rilasciare il marchio Fair Trade a Nestlè è stata “una decisione estremamente avventata e miope, che mina alla base lo stesso concetto di Commercio Equo e Solidale, che impone una mutazione genetica ad un’esperienza non solo di solidarietà, ma anche economica che vede la partecipazione di organizzazioni, associazioni e cooperative di ogni parte del pianeta che si riconoscono in criteri e standard definiti.

Riconoscere ad un prodotto Nestlè di far parte di questo mondo significa fare un salto indietro rispetto al concetto di Equo e Solidale, identificando ''l’Equo–Solidarietà'' di un’azienda solamente sulla base di un singolo prodotto e non del comportamento che l'impresa adotta nei confronti dei diversi stakeholder (produttori, fornitori, lavoratori, consumatori) e della trasparenza di filiera.
È come se si definisse ''ecologica'' un'impresa petrolifera solamente perchè tra i suoi gadget in vendita ci sono ''magliette sbiancate senza cloro''…
La Nestlè è stata ed è tuttora sottoposta a pesanti campagne di boicottaggio e di pressione, non ultima la Delibera del Consiglio Comunale di Gubbio n° 188 del 25 novembre 2003, la stessa città che ospita l’evento ''Altrocioccolato'', in cui si denunciano le società multinazionali che violano il codice dell'Unicef–OMS sui sostituti del latte materno.”

AGICES con le altre organizzazioni di commercio equo italiane Transfair Italia e l’associazione Botteghe del Mondo chiedono a tutte le esperienze di Marchio europee e mondiali, di rivedere e non proseguire la concessione del marchio Fair Trade alla linea di caffè in questione e a tutte le organizzazioni della società civile europea e mondiale, di fare pressione sulla Fair Trade Labelling Organisation (Flo) per aprire una discussione sui criteri utilizzati per conferire la certificazione a prodotti delle imprese multinazionali, riportando nei termini di un ragionamento legittimo, ma sicuramente non risolto, la questione del rapporto tra Commercio Equo e multinazionali che, gestita in questo modo, ha tutta l'aria di una beffa in piena regola”.

La posizione della Bottega del Mondo La Rondine è allineata a quella di AGICES poiché il criterio di base del commercio equo è rivolgersi ai piccoli produttori e non ha senso certificare Fair Trade chi trae i propri prodotti per il 99,9% dalle piantagioni con criteri non equi e per lo 0,1% dai piccoli produttori del fair trade.

(i direttivi di Verona e Legnago)

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