“Le Filippine sono un Paese pieno di bellezze naturali le cui risorse
potrebbero dare da mangiare a tutti”.
Ma così non è.
I produttori con cui lavora Geraldine Mayo Labradores di “Southern Partners
and Fairtrade Corporation”, organizzazione produttrice di mango disidratato,
non riescono a mettere insieme tre pasti al giorno per la famiglia. Sono quasi
tutti “senza terra” perché il 95% dei terreni appartiene
all’1% della popolazione, tra cui le multinazionali.
“I ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più
poveri”, come conseguenza del divario creatosi a causa del prosciugamento
del mercato monetario.
“E nella crisi il Fondo Monetrario Internazionale invita a liberalizzare
con l’effetto che i prodotti stranieri, gli stessi che abbiamo, entrano
nel Paese a minor prezzo sbaragliando i nostri che non godono di sussidi da
parte del governo”, spiega Geraldine. E così la disuguaglianza
creatasi permette alle classi più ricche di disporre di denaro da investire
in industrie medio-piccole, mentre la maggioranza della popolazione, attanagliata
da disoccupazione e miseria, non di rado cade nell’apatia o nelle droghe
cercando spesso rifugio nei gruppi armati, governativi o ribelli.
“Produrre per gli agricoltori è inoltre un lavoro molto faticoso
perché mancano le tecnologie – continua Geraldine -, ed i costi
gravano per due terzi sul contadino e soltanto per un terzo sul proprietario
terriero; il 75% dell’agricoltura non ha aiuti governativi”.
Il Southern Partners and Fair Trade Corporation di Cebu, la seconda città
delle Filippine, nasce nel ’96 come gruppo costituito da donne “per
combattere la povertà”: il mango viene acquistato dai produttori
e quindi lavorato. “I nostri lavoratori vengono dalle baraccopoli della
città, non hanno la possibilità di mandare i bambini a scuola
ma dimostrano impegno e abilità – spiega Geraldine -; noi diamo
formazione e alcuni di loro arrivano a livello manageriale”.
I progetti di sviluppo sociale
“Southern Partners” non è solo commercio, ma anche impegno
sociale. “Cerchiamo di rendere i lavoratori coscienti dei loro diritti
– spiega Geraldine -, e informiamo”. Per esempio, un modo per resistere
sul mercato è “proporre un’alternativa alla chimica, tornando
all’agricoltura tradizionale e sostenibile no-ogm (la Monsanto ha portato
nelle Filippine il mais transgenico)”.
Panay Fair Trade Center (PFTC)
Pftc è un coordinamento filippino di organizzazioni di donne delle città
con cooperative di contadini che partecipano alla rete internazionale del commercio
equo e solidale. L’azione di Pftc nasce nel 1991 come gruppo femminile
che nel giro di poco tempo si espande coinvolgendo i contadini. Questi forniscono
la materia prima (zucchero mascobado e banane verdi della varietà “saba”),
mentre le donne si occupano del processo di lavorazione sino al prodotto finito.
Zucchero “mascobado”
Oggi la sfida per Pftc è quella della riconversione agricola verso il
biologico che dovrebbe essere disponibile in Italia a partire da settembre 2005.
Una sfida difficile perché “la certificazione biologica italiana
dell’Istituto Mediterraneo Certificazioni (IMC) è molto severa”,
spiega Mario Dalida di Pftc, tant’è vero che lo scorso anno non
sono riuisciti a superare i controlli e ad esportare. Ma ora si punta ad un
incremento di produzione del 70-80%.
La lavorazione del “mascobado”
Avviene senza l’impiego di sostanze chimiche e non subisce alcun processo
di raffinazione mantenendo così tutte le sostanze nutritive.
Le
banane chips
Sono prodotte e confezionate da Pftc a Iloilo, mentre l’esportazione e
la distribuzione sono curate da Ctm altromercato. Le banane vengono sbucciate
con un coltellino di canna senza intaccare la polpa, affettate con un rudimentale
strumento in legno, fritte, aromatizzate e confezionate direttamente dalle lavoratrici.
In questo processo di trasformazione sono coinvolte 25 lavoratrici che ottengono
al giorno una cifra che è superiore di almeno due terzi rispetto al salario
percepito in un’impresa commerciale profit e che si dimostra essere di
grande aiuto per le loro limitate fonti di reddito.