RETE LILLIPUT VERONA
Gruppo Economia Etica e Nuovi stili di vita
Carta del distretto di economia solidale di Verona e Provincia
E c o n o m i a
[OIKOS = casa
NEMEIN = ripartire, distribuire]
Arte di amministrare e distribuire con capacità e cura i beni e
le risorse all’interno della propria “casa”, estensivamente della
comunità e dell’ambiente naturale tutto.
La Cultura del Gruppo
Abbiamo intrapreso un percorso verso la realizzazione di un “Distretto di Economia Solidale” (DES) volendo rafforzare il significato originario di economia con il temine solidale. In tale organismo identifichiamo un possibile luogo dove lo scambio di beni e servizi realizza condizioni di vita e di lavoro fondate sulla sostenibilità, sulla giustizia, sulla cooperazione,sulla solidarietà. Come primo passo in questa direzione abbiamo ritenuto importante evidenziare i valori irrinunciabili che ci accomunano, e che ci impegniamo a realizzare nella nostra vita quotidiana prima ancora che nel DES:
FARE SPERIMENTAZIONE, autoformazione, formazione e informazione su un diverso stile di vita, sobrio e felice, più aperto alle relazioni e meno dipendente dai beni materiali
VIVERE PIÙ PROFONDAMENTE il legame con la natura, in una relazione di osservazione, ascolto, rispetto. Vedere il luogo in cui si vive in termini di inserimento nelle caratteristiche naturali: bacino idrico, conformazione della terra, piante e animali, suoli, clima (bioregione).
ESSERE ATTENTI alla dimensione culturale del territorio, ricercare e valorizzare risorse, saperi e tradizioni locali; partecipare attivamente alle occasioni di informazione, promuovere momenti di condivisione e di scambio con altri gruppi che abbiano finalità in sintonia, partecipare alla diffusione di saperi ed esperienze alternativi nei vari ambiti di vita (altra medicina, tecnologie appropriate...).
RIDURRE “L’ALIMENTAZIONE” del sistema, utilizzando anziché il mercato corrente le realtà e le reti di economia solidale e favorendo attività lavorative che valorizzino la persona e le relazioni tra le persone e siano capaci di integrarsi con una scelta di sobrietà ed essenzialità e di rispetto di tutte le altre forme d vita.
REALIZZARE, con il contributo attivo ed economico di ognuno, una “Cassa di Giustizia” come fondo di sostegno alle attività meno redditizie e per creare e/o finanziare nuovi progetti locali o in altri Paesi.
INSTAURARE UN RAPPORTO DIRETTO tra produttori/fornitori di beni e servizi e consumatori/utenti; favorire forme di programmazione della produzione in base alle necessità espresse preventivamente dai consumatori/utenti, evitando con ciò sovrapproduzioni e sprechi.
PENSARE AD UNA “MONETA” che faciliti gli scambi, e non rappresenti un valore di per sé, né diventi simbolo di potere, sicurezza o altro.
ESSERE PRESENTI nella realtà locale, ricercando e stimolando quando possibile, processi di collaborazione con le istituzioni, verificandone periodicamente la validità.
TUTTO QUELLO CHE È STATO DETTO deve realizzarsi con una forte attenzione al processo (“i mezzi contengono il fine”): lo stile dell’azione e della comunicazione sarà orientato al rispetto, l’ascolto reciproco e l’accettazione e alla valorizzazione delle diversità.
Questo progetto nato all’interno del Gruppo “Economia Etica e Nuovi Stili di Vita” della Rete Lilliput di Verona abbandonerà, successivamente, padri e bandiere divenendo collettivo e aperto a chiunque voglia dare un contributo.

Principi dell’economia solidale
Il distretto di economia solidale di Verona e provincia adotta come punto di riferimento, per la propria azione, le caratteristiche, i principi e i criteri dell’economia solidale definiti nella “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale” e nel “Documento programmatico della Rete di Economia Solidali”. Essi sono stati oggetto di discussione, confronto e di una rielaborazione che ha portato alla scrittura del seguente testo.
Le pratiche di economia solidale si identificano dalla loro tensione verso i seguenti elementi caratterizzanti:
● nuove relazioni tra i soggetti economici basate sui principi di reciprocità, cooperazione e fiducia;
● giustizia e rispetto delle persone (condizioni di lavoro, salute, formazione, inclusione sociale, garanzia dei beni essenziali, democrazia interna, partecipazione, trasparenza);
● rispetto dell’ambiente (sostenibilità ecologica);
● partecipazione democratica (autogestione, partecipazione nelle decisioni);
● impegno nell'economia locale e rapporto attivo con il territorio (partecipazione al "progetto locale");
● disponibilità a entrare in relazione con le altre realtà dell'economia solidale condividendo un percorso comune;
● impiego delle risorse economiche e finanziarie (compresi eventuali utili) per attività a scopo socio ambientale, per il sostegno delle singole realtà o per lo sviluppo della rete.
Riteniamo che ogni riflessione od elaborazione culturale e teorica dovrà mantenere un confronto continuo con le pratiche in atto, e, d'altro canto, le esperienze concrete dovranno misurarsi continuamente con i suddetti principi caratteristici dell'economia solidale.
Il rapporto diretto tra consumatori e produttori, preferibilmente del medesimo territorio, apre nuove dinamiche relazionali, sociali e politiche che vanno ben al di là degli angusti spazi e regole che definiscono la tradizionale economia di mercato, nella costruzione di una economia delle relazioni. In particolare – nell’esperienza dei distretti – è possibile affermare che la dimensione economica viene posta a servizio di quella sociale e politica. Il rapporto diretto consumatore-produttore rende anche possibile il mutuo rispetto e l’aiuto reciproco nei momenti di difficoltà: E’ necessario un patto di fiducia e solidarietà tra questi contraenti che renda possibile definire quello che si riconosce come il giusto prezzo, che tiene conto, per il produttore, del lavoro profuso, della presenza di soggetti svantaggiati nei cicli produttivi, delle calamità naturali, familiari o aziendali che possono accadere ma anche, per i consumatori, delle difficoltà congiunturali legate alla ripartizione delle ricchezze ed all’andamento del costo della vita.

I distretti di economia solidale
Nel processo di attivazione della RES riteniamo strategica l'attivazione, a partire dai territori, di "distretti di economia solidale" (DES). Tali distretti si configurano quali "laboratori" di sperimentazione civica, economica e sociale, in altre parole come esperienze pilota in vista di future più vaste applicazioni dei principi e delle pratiche caratteristiche dell'economia solidale. E' inteso che tali esperienze pilota potranno avviarsi solo laddove si manifesti la volontà, da parte dei soggetti interessati, di partecipare attivamente al processo.
A titolo esemplificativo i "soggetti" dei Distretti dell'economia solidale comprendono:
● le imprese dell'economia solidale e le loro associazioni;
● i consumatori e le loro associazioni;
● i risparmiatori-finanziatori delle imprese e delle iniziative dell'economia solidale e le loro associazioni o imprese;
● i lavoratori dell'economia solidale.

Tre principi e un metodo
I processi di globalizzazione accelerano le dinamiche dell'economia di mercato provocando, nei diversi territori locali, uniformazione, sradicamento, oltre a varie forme di degrado ecologico e sociale. I distretti rappresentano una risposta propositiva a tali processi disgregativi. Essi mirano a valorizzare le risorse locali e a produrre ricchezza in condizioni di sostenibilità ecologica e sociale. Più precisamente, per DES intendiamo una realtà territoriale, economica e sociale che persegue la realizzazione dei seguenti principi:
. Cooperazione e reciprocità
I rapporti tra i soggetti della rete si ispirano ai principi della cooperazione e della reciprocità. Per quanto un certo grado di competizione tra i soggetti non sia escluso, i distretti si fondano sulla riscoperta e valorizzazione della cultura della cooperazione. Essa, superando la concezione angusta dell’homo oeconomicus, (utilitarista, razionale, ecc.) cerca di andare oltre l’interesse individuale trovando nel sostegno e nella collaborazione reciproca obiettivi degni di essere perseguiti e fonti di senso per l’agire economico. I distretti favoriscono inoltre l’instaurarsi e il diffondersi di reti sociali fondate sulla reciprocità.
. Valorizzazione della dimensione locale
I distretti intendono valorizzare le caratteristiche peculiari dei luoghi (conoscenze, saperi tradizionali, peculiarità ambientali, ricchezze sociali e relazionali). Tali peculiarità sono viste come ricchezze (stock) da accrescere e valorizzare e non come risorse (flussi) da sfruttare a fini di profitto, nella convinzione che, nel lungo periodo, tale strategia si mostrerà conveniente anche sotto il profilo economico. In questa concezione il territorio non va inteso come sistema chiuso (localismo difensivo), ma come sottosistema aperto di un più vasto sistema economico e sociale sostenibile (vedi la: "Carta del Nuovo Municipio").
. Sostenibilità sociale ed ecologica
I DES intendono muovere verso una forma di organizzazione economico-sociale sostenibili, fondate sui principi di equità e giustizia: A questo scopo i distretti individuano i criteri per contenere l’accumulazione illimitata della ricchezza e, più generale, per evitare l’innescarsi di quelle spirali autodistruttive (forbice dei redditi, precarizzazione e terziarizzazione del lavoro, alienazione, stress e progressiva dissoluzione del legame sociale) proprie del sistema capitalistico di mercato. Si impegnano inoltre al rispetto della legalità e della trasparenza in campo fiscale, riservandosi eventuali azioni di protesta nei confronti di normative ritenute inique attraverso i soli metodi e strumenti della disobbedienza civile e della nonviolenza. I distretti definiscono, in questa prospettiva, i criteri di accesso e di auto finanziamento del distretto stesso (vedi criteri).
I soggetti aderenti ai DES si impegnano a svolgere la propria attività economica secondo modalità tali da consentire una riduzione dell’impronta ecologica del distretto e comunque tali da non compromettere, nel lungo periodo, la capacità di carico degli ecosistemi. Si ritiene strategico, a tal fine, favorire la chiusura locale dei cicli bioeconomici.
La realizzazione pratica dei tre principi fondamentali enunciati viene perseguita attraverso il metodo della partecipazione attiva dei soggetti, nell'ambito dei distretti, alla definizione delle modalità concrete di gestione dei processi economici propri del distretto stesso. Tale modalità partecipativa presuppone da parte dei soggetti la disponibilità a confrontarsi e a condividere con altri idee e proposte su progetti definiti di volta in volta dai diversi soggetti.
A titolo esemplificativo il progetto prevede che:
● le imprese dei DES acquistino beni e servizi per la produzione, prioritariamente dalle altre aziende dell'economia solidale e vendono i loro beni e servizi, prioritariamente alle strutture distributive o di consumo dell'economia solidale;
● i consumatori acquistino prioritariamente beni e servizi che provengono dalle imprese dell'economia solidale e partecipano alla realizzazione dei progetti;
● i risparmiatori-finanziatori e le loro strutture esecutive finanzino imprese e progetti dell'economia solidale;
● i soggetti che aderiscono al DES stringano tra loro patti di solidarietà, che li impegnano reciprocamente a porre attenzione ai problemi posti da una produzione di beni e servizi realizzata con equità e sostenibilità ambientale da un lato ed anche alla definizione di un prezzo finale equo e sostenibile per il consumatore, indipendentemente dai criteri e dalle fluttuazioni presenti nel mercato ordinario;
● gli Enti Locali (in particolare i Comuni) interessati al progetto, favoriscano sul loro territorio la formazione dei DES, agevolando il coinvolgimento dei soggetti economici e delle loro associazioni e per quanto possibile ridefinendo localmente le regole del gioco economico;
● le associazioni in sintonia con i principi dell'economia solidale ne diffondano la cultura;
● insieme, tutti questi soggetti pratichino e producano cultura e informazione sui temi e sulle esperienze dell'economia solidale.
I soggetti appartenenti ai DES potranno, in accordo con la RES, delineare i criteri per l'attribuzione di "marchi" al fine di valorizzare i prodotti e processi caratteristici dell'economia solidale.
I soggetti appartenenti ai DES potranno altresì essere collegati, oltre che a livello locale, anche con soggetti analoghi in altri territori e, per alcuni prodotti o campi di azione, con esperienze di economia solidale di altri paesi e continenti (reti settoriali).
L'insieme dei soggetti, singoli ed organizzati, dei distretti, delle reti settoriali di economia solidale, collegati in vario modo fra di loro, costituiscono la Rete italiana dell'economia solidale. L'appartenenza alla Rete, tuttavia, si configura in senso più ampio e dunque non presuppone la partecipazione ai Distretti.
Criteri di appartenenza al distretto
Criteri condivisi
Questi criteri sono condivisi dal distretto, essi sono ritenuti un elemento fondamentale per la partecipazione di una realtà al distretto di economia solidale.
●Adesione ai principi dell'economia solidale
Le realtà che partecipano ai distretti di economia solidale (DES) devono indicare la loro adesione ai principi dell'economia solidale come espressi nella presente Carta del distretto.
●Presenza sul territorio
Il distretto ha come riferimento territoriale la città di Verona e la sua provincia. Nelle sue dinamiche e relazioni economiche, tuttavia, potrà allargare il suo ambito territoriale anche ad altre realtà delle province limitrofe e collegarsi alla rete dei distretti di economia solidale che stanno in questi tempi nascendo in altre regioni d’Italia. In un’ottica di apertura e relazione, il distretto, potrà infine intrecciare relazioni e scambi con altre nazioni, ed in particolar modo con quei territori e realtà, che per affinità ideologica e condivisione degli stessi principi, si stanno “spendendo” per favorire la crescita di un commercio sempre più equo e solidale e contribuire attivamente alla costruzione di una rete globale di economia solidale.
●Utilizzo degli utili per lo sviluppo del distretto
Una parte degli utili o delle risorse delle realtà aderenti deve essere utilizzata per lo sviluppo del distretto.
●Trasparenza
Le realtà che aderiscono al distretto devono essere disponibili a fornire informazioni sulle loro attività, sul loro bilancio e sui meccanismi di formazione del prezzo.
Criteri “a tendere”
Questi criteri sono considerati in prospettiva. Vengono cioè considerati importanti ma non si ritiene di doverli considerare vincolanti da subito. Si immagina cioè un periodo di transizione per consentire alle realtà aderenti di adeguarsi a queste richieste.
●Lavoro stabile e qualificato
Le realtà produttive del distretto devono basarsi per quanto possibile su contratti di lavoro che siano stabili e qualificati, nel rispetto dei diritti umani e sindacali.
●Potere decisionale dei lavoratori
Le realtà produttive del distretto devono prevedere la partecipazione dei lavoratori nelle decisioni (democrazia decisionale).
.Prezzo Sorgente
Le realtà produttive del distretto devono indicare sulla confezione il prezzo del prodotto, evidenziando, a beneficio del mercato, la tracciabilità; ovvero l’insieme dei meccanismi, dei rapporti di produzione e le appropriazioni di ricchezza che avvengono nella filiera della circolazione dei prodotti e che concorrono alla fine alla formazione e determinazione, nelle sue parti e componenti, del prezzo finale.
